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  • Immagine del redattoreAlice Collantoni

Giardino dei Tarocchi: LA PIÙ GRANDE AVVENTURA DELLA MIA VITA

Incastonato come un gioiello tra le colline della Maremma toscana, nelle vicinanze di Capalbio

(Gr), si scorge un’opera del tutto particolare: il Giardino dei Tarocchi.


Il Giardino dei Tarocchi è un parco artistico di due ettari, ispirato alle 22 lame dei tarocchi,

progettato e realizzato dall’artista franco statunitense Niki de Saint Phalle, insieme ad una

squadra di esperti collaboratori di architetti, botanici, ceramisti, artisti e costruttori, tra cui il

marito dell’artista Jean Tiguely.


La realizzazione del giardino, consistente in 22 grandi sculture di cemento armato alte fino a

15 m e ricoperte di mosaici in vetro, specchio e ceramica, ha previsto circa 30 anni di

minuzioso lavoro ed è stato completamente autofinanziato (si parla di circa 10 miliardi delle

vecchie lire).


L’ingresso al Giardino è segnato da una monumentale linea di confine cartesiana, una

muraglia in tufo progettata dall’architetto Mario Botta e caratterizzata da un’apertura circolare,

un varco che sembra voler segnare il passaggio dalla realtà alla dimensione magica ricreata

nel parco.



CITAZIONI D'AUTORE


La passeggiata nel Giardino ha inizio attraverso una lieve salita, fatta di macchia mediterranea

profumata di mirto e lentisco, un’anticamera silenziosa che immerge il visitatore nella natura

vergine e lo prepara al viaggio che lo aspetta.

Al culmine della salita si staglia maestosa e solenne la prima grande scultura-fontana che

rappresenta la decima lama dei Tarocchi: La Papessa. Questa scultura è un omaggio al

Parco dei Mostri di Bomarzo, grande fonte di ispirazione per Niki de Saint Phalle, che qui

rivisita con occhio contemporaneo il celebre “Orco”, cioè il misterioso faccione con la bocca

spalancata che domina il giardino della Tuscia. Non a caso Niki de Saint Phalle sceglie il

Tarocco della Papessa per un ruolo così centrale. Nel giardino c’è, infatti, l’ambizione di

ricordare il ruolo della donna, una donna-sacerdotessa dalla forte componente spirituale e

portatrice di un sapere dimenticato: “ Sto facendo il mio Giardino per tutte le donne che

attraverso i secoli si sono viste negare la possibilità di creare. Quando ebbero il coraggio di

farlo sono state bruciate come streghe oppure chiuse in manicomio. Voglio lasciare un

omaggio a tutte loro e alla loro antica sapienza perduta..”


Alcune delle sculture principali sono addirittura abitabili, come la struttura del tarocco

dell’Imperatrice che ospita la casa dell’artista, dove la stessa ha vissuto per molti anni.

L’interno è come una caverna preziosa, in cui è chiara la matrice Gaudiana del Parco Güell

di Barcellona, caratterizzata da mosaici di vetro coloratissimi, piccole maioliche in rilievo e

vernici brillanti; dalle aperture entra l’immagine delle chiome le cui foglie brillano anch’esse,

coinvolte inevitabilmente nel gioco di riflessi del parco.


IL GIARDINO PARLANTE


In planimetria, guardando cioè il giardino dall’alto, l’impianto compositivo ha una forma

zoomorfa e apparentemente casuale, ma analizzandolo meglio notiamo come La Papessa, La

Ruota della fortuna ed il Mago siano in realtà il centro del Giardino, il cuore, il perno

compositivo attorno a cui ruota, in un magico equilibrio, tutto il complesso di sculture. Questo

conferma la volontà dell’artista di realizzare un giardino che fosse come un grande

organismo vivente, un universo immaginario all’aria aperta da percorrere liberamente.


Non esiste un percorso unico, ci sono infinite possibilità di movimento tra una scultura e l’altra,

possibili attraverso i numerosi camminamenti che si snodano seguendo l’andamento sinuoso

del terreno. I sentieri sono caratterizzati da incisioni che riportano storie personali dell’artista,

messaggi misteriosi, geroglifici, segni ebraici, numeri e simboli, collegamenti con un mondo

metafisico che l’artista ci sussurra anche attraverso i suoni. Il rumore bianco del vento che

attraversa gli ulivi secolari ed i lecci è tagliato dalle melodie di lamiera delle istallazioni mobili,

del tutto simili ad ingranaggi di metallo in movimento, ricreando suoni ora dolci ora sinistri.


Attraversare il Giardino è un’esperienza totalizzante, un pellegrinaggio tra figure enigmatiche,

che l’artista definisce come “forze”, magistralmente sdrammatizzate dai giochi di luce, dai

colori e dai riflessi. Un viaggio introspettivo a tappe, che passa dai colori sgargianti del Carro,

e della Forza, all’Eremita. E poi ancora Gli Innamorati, L’Appeso, La Morte che cavalca un

luminoso cavallo azzurro, La Temperanza e tante altre ancora.


La vegetazione della macchia mediterranea, sobria e potente, accoglie perfettamente le

sculture, come una presenza originale e primitiva, rendendo il dialogo tra natura, arte ed

interiorità la chiave del successo di questo magico Parco.

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